Pasta di capitano, tocca a Stasolla: "Capitano, carisma ed equilibrio" - I AM CALCIO VCO

Pasta di capitano, tocca a Stasolla: "Capitano, carisma ed equilibrio"

Michele Stasolla
Michele Stasolla
VcoPrima Categoria Girone A

Ci sono giocatori che più di altri si identificano con determinati colori com'è successo a Michele Stasolla, che ormai da diverse stagioni è diventato quasi un simbolo dell'Ornavassese, oltre ad essere il capitano della squadra ossolana. Una simbiosi che attualmente sembra indissolubile ma che ha avuto una partenza complicata, come lo stesso giocatore non ha difficoltà ad ammettere in questa chiacchierata senza ombre che entra di diritto nel filone di "Pasta di capitano" inaugurato poche settimane fa.

- Ormai da diverse stagioni ti sei legato all'Ornavassese tanto da divenirne, da quattro stagioni a questa parte, anche il capitano. Che rapporto particolare si è instaurato tra te e la società?

"C'è sicuramente un legame forte con la società e l'ambiente, che si è creato al momento del mio arrivo ad Ornavasso. Io venivo da realtà diverse e capitai in una stagione difficile, con la squadra che si salvò ai playout in casa del River Sesia; il campionato era cominciato male e l'obiettivo era quello di raddrizzarlo nel più breve tempo possibile ma si sa che quando le cose non girano bene rischiano di precipitare in ogni momento. A febbraio di quella stagione la società decise di lasciarmi a casa senza spiegazioni perché io ero il giocatore che ero stato preso per provare a fare il salto di qualità rispetto alle stagioni precedenti ed ero arrivato a quel punto facendo solamente due o tre gol; la decisione mi spiazzò perché in un caso del genere si sceglie di compiere questo passo a mercato aperto per prendere un altro giocatore e dare la possibilità a quello che va via di trovarsi un'altra sistemazione. Come me i miei stessi compagni di squadra, che non accettarono questa decisione della società alzando un muro che indusse gli stessi dirigenti a fare un passo indietro e a richiamarmi; io non ci pensai due volte, lasciai da parte l'orgoglio e chiusi la stagione facendo 13 gol e proprio in quell'occasione l'allora allenatore Graziano Pratini, in accordo con il capitano di allora che mi pare fosse Michele Zonca o Davide Odini, decisero di investirmi del ruolo di capitano per darmi ancora più responsabilità e da allora, a parte un brevissimo periodo all'arrivo di mister Fusé, ho sempre indossato la fascia dell'Ornavassese".

- Cosa vuol dire per te fare il capitano? Quali devono essere le qualità più importanti di chi riveste questo ruolo?

"Per me fare il capitano prima di tutto è un onore; a maggior ragione se lo fai vestendo la maglia del paese in cui sei cresciuto, della squadra in cui hai iniziato a tirare i primi calci. Carisma, personalità ed equilibrio non devono mancare quando si è chiamati ad indossare la fascia perché bisogna cercare di capire bene i momenti, sia all'interno dello spogliatoio durante la stagione che in campo all'interno di una partita. Il capitano deve essere la persona che è capace di tirare l'orecchio quando serve, non soltanto al giovane ma anche a chi ha più esperienza, ma anche di dare una pacca sulla spalla quando è necessario un po' di incoraggiamento; e soprattutto deve essere in grado di fare gruppo perché il gruppo è fondamentale nel gioco del calcio e lo dico per esperienza diretta. Più una squadra riesce a creare gruppo, più i risultati alla fine vengono".

- Il ruolo del capitano è importante non solamente alla domenica ma anche durante la settimana, affiancando il tecnico nel lavoro anche psicologico sul resto della squadra. Un assunto che ti vede d'accordo?

"Secondo me in una squadra ognuno ha il suo ruolo, è una questione anche di gerarchie. Dal momento in cui c'è l'allenatore nello spogliatoio si diventa quasi tutti uguali perché è il tecnico che deve dire determinate cose, riprendere su alcuni aspetti senza ingerenze. Quando invece l'allenatore non c'è, allora lì la figura del capitano diventa importante e può incidere anche se al giorno d'oggi non è facile, soprattutto quando hai a che fare con i giovani. Sono stato giovane anch'io e ho giocato con giocatori come Gherardini, Masoero e Lucio Foti che quando le cose non andavano bene ti prendevano e ti attaccavano al muro: adesso queste cose non te le puoi più permettere, devi trovare le giuste parole e i giusti toni per cercare di far capire dove vuoi arrivare e non sempre vieni ascoltato. Anche per questo è giusto che sia l'allenatore a dettare certe regole capendo in che momento si trova la squadra, il capitano può affiancare ma mai sopravanzare la figura del tecnico".

- L'Ornavassese nelle ultime stagioni è cresciuta tanto, prendendo possesso ormai in maniera di un posto stabile in Prima categoria. Addirittura nella scorsa stagione avete vissuto una cavalcata importante arrivando a giocarvi i playoff con pieno merito, risultato storico per la società: vedi l'ambiente pronto ad un eventuale grande salto verso l'alto?

"Non so se siamo pronti in realtà, perché a livello societario secondo me manca ancora qualcosa, mancano proprio le figure per fare dell'Ornavassese una società che possa pensare ad un livello superiore. La società è gestita a livello familiare, lo stesso presidente e il consiglio direttivo sono persone del paese che vogliono impegnarsi a portare avanti il calcio con le poche forze che ci sono; abbiamo un direttore sportivo che fa un lavoro importante come Osvaldo Bozzetti ma non è il classico direttore sportivo, quello che va a prendere i giocatori e crea la squadra, ruolo che viene demandato al tecnico. Anche la squadra credo che soffrirebbe il salto dalla Prima categoria alla Promozione e abbiamo davanti agli occhi l'esempio del Vogogna che è una società più o meno al nostro livello che nella scorsa stagione si è salvato ma quest'anno sta pagando molto: servirebbero molti cambiamenti dal punto di vista sia dei giovani che nel gruppo storico per pianificare una stagione in Promozione con la speranza di salvarsi, non sarebbe semplice. L'anno scorso abbiamo accarezzato questo sogno perché non era stato messo in preventivo neanche di arrivarci, ai playoff: abbiamo fatto il record di punti in assoluto perché l'Ornavassese in Prima categoria mai era riuscita ad arrivare così in alto, quindi ci siamo giocati le nostre chance senza aspettative; peccato che siamo arrivati all'atto finale in condizioni precarie, io mi sono infortunato fatto male il venerdì prima della finale a Sizzano, lo stesso Franzetti erano mesi che stringeva i denti e arrancava...".

- Sicuramente quella dell'anno scorso resterà una stagione storica a livello di squadra ma forse la tua stagione più bella risale a due anni fa, quando sei riuscito a segnare ben 23 gol vincendo la classifica cannonieri, cosa che mai ti era riuscita in carriera: quali sono state le congiunzioni astrali che ti hanno permesso di arrivare così in alto e credi che sia qualcosa di replicabile in futuro?

"La sfortuna della mia carriera sono stati gli infortuni e gli infortuni credo che siano una variabile determinante all'interno della carriera di un calciatore a qualsiasi livello. Nell'anno in cui ho fatto il mio record di gol è andato tutto bene, non mi sono mai fatto male ed era la classica annata in cui appena la tocchi va dentro e non sminuisce il traguardo il fatto che abbia segnato anche qualche rigore, perché sono dell'idea che i rigori devono pur essere segnati. In più, quando arrivi ad una certa età, l'allenamento diventa fondamentale: io ho trovato un allenatore come Fusé che dal punto di vista fisico ti fa rendere al massimo e questo probabilmente mi ha agevolato; la verità è che se non ti alleni bene fai fatica anche quando vai a giocare a calcetto, cinque contro cinque con i tuoi amici. Annata ripetibile? Se devo essere realista da questo punto di vista lascio spazio ai giovani e l'ho visto l'anno scorso, quando qualche acciacco di troppo mi ha impedito di giocare con continuità".

- Hai girato molto in carriera, vestito la maglia di tante squadre, toccando anche piazze e categorie molto importanti. C'è un posto più degli altri dove ti sei sentito veramente a casa?

"Omegna (e nella voce non c'è un filo di esitazione, n.d.r.). Omegna ancora adesso per me è qualcosa di particolare a distanza di tanti anni, esiste tuttora un gruppo dove sono inseriti tutti i protagonisti di quella stagione, da Nicola Binda a mister Livorno, passando per giocatori come Morea, Agostini, Cavagliotti... Non metto da parte neanche le stagioni che ho vissuto a Stresa con Antonello Foti, che ho avuto anche altrove e mi ha permesso di giocare in Eccellenza, ma ad Omegna si era creato qualcosa di speciale. Prima parlavamo di gruppo: ecco, lì ha vinto il gruppo; mi ricordo che quella stagione siamo arrivati secondi dietro il Real Cureggio, che era una corazzata costruita per vincere, abbiamo fatto i playoff e li abbiamo vinti. Vedere la città di Omegna, un'intera città, riversarsi sulle rive del lago per festeggiare la squadra di ritorno dalla vittoria nei playoff mi ha fatto sentire di essere in una squadra che aveva vinto qualcosa di più importante, la Serie D forse. Si era creata una simbiosi spettacolare tra la città e i giocatori, la maggior parte dei quali erano proprio di Omegna, e quella stagione la porterò sempre nel cuore e nei miei ricordi".

- Da giovane hai flirtato a lungo con l'Eccellenza, vivendo stagioni o parti di stagioni in categoria ad Omegna, Gravellona e Verbania: ti rimane qualche rimpianto? Stasolla avrebbe potuto fare anche di più nella sua carriera?

"Ai tempi se eri giovane e giocavi era perché lo meritavi, non come adesso che spesso il giovane bisogna farlo giocare per forza, che c'è voluta una regola per garantire loro il posto in squadra. Penso che i rimpianti non trovino posto nel mio percorso, ognuno cerca di dare sempre il meglio di sé nei passaggi che vive poi ci sono tante situazioni che si creano e sono indipendenti dalla tua volontà e fanno andare le cose in un certo verso anziché in un altro, ad esempio i cartellini una volta erano delle società che decidevano quasi ogni cosa. Poi gli infortuni, perché io ho rotto i legamenti di entrambe le caviglie, il menisco, il ginocchio... Gli infortuni fanno tanto, poi mettiamoci che quando sei giovane non sempre riesci a capire se la scelta che hai fatto a livello di squadra sia quella giusta per la tua carriera, il cerchio si chiude. Ci vuole tanta fortuna ma posso dire serenamente di non avere rimpianti".

- Hai parlato molto bene del tuo allenatore attuale, Adolfo Fusé, che ti ha regalato qualche anno in più di carriera a buon livello. Nel tuo percorso hai però incontrato tantissimi altri allenatori: qual è quello che più di altri è stato importante per la tua crescita?

"Non è semplice fare solamente un nome perché sono in tanti ad aver contribuito a rendere Stasolla il giocatore che è. Ad impatto però ti direi Marco Livorno, perché lui ha cambiato in profondità il mio modo di giocare. Quando ci siamo incontrati arrivavo dalla scuola di Foti che, da esterno, mi ha sempre fatto fare avanti e indietro su quella fascia per innumerevoli volte e questo lavoro riuscivo a farlo molto bene. Livorno invece, forse perché un po' si rivedeva in me non come qualità tecnica, perché la sua era immensamente più alta della mia, ma per posizione in campo, ha sempre voluto che partendo dall'esterno venissi molto dentro il campo a giocare; lui lì mi ha cambiato, ha cambiato drasticamente il mio modo di giocare, e questo me lo sono portato dietro negli anni. Con il passare degli anni questi insegnamenti mi sono serviti quando ho cominciato a giocare davvero da punta, a Villadossola con Alessandro Chiello, e quella è stata la prima stagione in cui ho superato la doppia cifra in fatto di gol segnati. Rimane un bellissimo rapporto però anche con altri tecnici, ad esempio Graziano Pratini, un altro allenatore con cui ho legato molto".

- Sei un classe '82 che ha appena compiuto 37 anni ma nelle tue parole si legge ancora tanta voglia di stare in campo, tanta voglia di giocare. Se nel futuro prossimo ti vedi ancora come giocatore, hai già guardato un po' più in là quando sarà ora di appendere gli scarpini al chiodo?

"In verità non ci ho ancora pensato, anche se ogni tanto mister Fusè ci prova a farsi sostituire quando è mancato in qualche amichevole o in qualche allenamento per problemi personali. Al di là degli scherzi però, fin quando il fisico me lo permetterà mi piacerebbe continuare e non riesco a dare una risposta certa guardando più in là: la famiglia reclama il suo spazio anche se devo solo ringraziare mia moglie che non mi ha mai messo dei paletti nella mia attività; quando però mi capita di saltare una partita, come mi è successo settimana scorsa per un impegno preso con la famiglia già da tempo, sei sempre al campo con la testa quindi sarà dura restare lontano da un campo da calcio".

La carriera di Michele Stasolla:

Stagione Squadra Categoria Presenze Gol fatti
1999-00 OMEGNA Ecc. 5 -
2000-01 OMEGNA Prom. 27 2
2001-02 GRAVELLONA Ecc. 24 3
2002-03 GRAVELLONA Prom. 20 5
2003-04 VERBANIA Ecc. 6 1
dic-03 VIRTUS VILLADOSSOLA Prom. 16 4
2004-05 VERBANIA Ecc. 6 -
dic-04 STRESA Prom. 18 1
2005-06 STRESA 1 Cat. 26 4
2006-07 STRESA 1 Cat. - -
dic-06 OMEGNA 1 Cat. 15 5
2007-08 OMEGNA 1 Cat. 25 3
2008-09 OMEGNA Prom. 7 -
2009-10 OMEGNA Prom. 18 1
2010-11 CANNOBIESE MERGOZZO 1 Cat. 7 1
dic-10 VALLESTRONA 1 Cat. 12 2
2011-12 VIRTUS CUSIO 1 Cat. 21 4
2012-13 VIRTUS VILLADOSSOLA 1 Cat. 29 15
2013-14 VALLESTRONA 2 Cat. 23 6
2014-15 VIRTUS VILLADOSSOLA 1 Cat. 27 15
2015-16 ORNAVASSESE 1 Cat. 30 11
2016-17 ORNAVASSESE 1 Cat. 28 6
2017-18 ORNAVASSESE 1 Cat. 27 23
2018-19 ORNAVASSESE 1 Cat. 19 8
2019-20 ORNAVASSESE 1 Cat.

Carmine Calabrese

Prima Categoria Girone A

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