Poi mostra con orgoglio il suo quarto trofeo: "Punto ai 250 gol"

Riccardo Poi con il trofeo di gennaio
Riccardo Poi con il trofeo di gennaio

Quattro successi nella classifica del "Bomber del Mese" non sono certo casuali, anche perché ti portano al vertice nel conteggio dei successi pro capite di queste prime quattro edizioni. Riccardo Poi, vincendo il trofeo di gennaio, diventato il cannoniere più premiato della nostra provincia raggiungendo Marco Massaro. Ma se l'ex attaccante di Sporting Bellinzago e Gozzano aveva di fatto cannibalizzato la prima edizione, vincendo nella prima stagione tutti e quattro i suoi allori, Poi è stato capace di reinventarsi anno per anno e a diverse latitudini, vincendo due volte quando era a Domodossola due stagioni orsono, bissando l'anno scorso con l'Accademia Borgomanero in Promozione e ripetendosi ora sempre in rossoblu in Eccellenza, con la consapevolezza che la stagione non è ancora chiuso e che quindi potrà ancora ripetersi.

- Riccardo, sei ormai un habitué delle nostre classifiche e il quarto "Bomber del Mese" entrato nella tua bacheca sta lì a dimostrarlo: qual è il segreto di questa straordinaria regolarità che hai sempre dimostrato sotto porta?

"Innanzitutto mi fa piacere aver scalato l'albo d'oro di questo premio perché alla fine non è da tutti. Segreti però credo che non ce ne siano: conta tantissimo la voglia che ci metto tutti giorni nell'allenamento e alla domenica, quello stimolo di far bene anche ora che sono un "vecchietto". Quest'anno per me era quasi una rivincita, tornavo in Eccellenza dopo che nell'ultima stagione in categoria avevo fatto 31 gol e l'obiettivo era riuscire a tornare ancora in doppia cifra: fin qui ci siamo arrivati e adesso punto quota 18, perché vorrebbe dire mettere insieme 150 gol. Me ne mancano cinque, è un traguardo importante a cui tengo molto e ci sono ancora sette partite, anzi sei perché contro l'Orizzonti United sarò squalificato".

- Anche quest'anno sei già arrivato in doppia cifra e resti in lizza per conquistare il titolo di capocannoniere: in questo momento sei al terzo posto non lontano dalla vetta e miglior marcatore dell'Accademia Borgomanero. Diventa un obiettivo concreto anche quest'anno provare a rincorrere il primo posto tra i bomber di categoria?

"Se parlo a livello personale sicuramente sì, perché ogni anno concorrere per la classifica cannonieri è sempre un tassello in più che si scrive sul proprio curriculum. Non ho però quest'ossessione, anche se fa sempre piacere arrivare a segnare così tanto da restare in lizza fino alla fine per questo obiettivo; quest'anno purtroppo non sono partito benissimo poi nel mese di gennaio ho migliorato tantissimo la mia media tanto da riportarmi sotto ai primissimi. Sono due domeniche che non segno ma i due davanti non sono lontanissimi per cui vediamo di fare le ultime partite della stagione al massimo per cercare di portare la mia squadra al miglior piazzamento possibile e, in questo modo, risalire ulteriormente anche tra i marcatori".

- Quest'anno hai giocato in un reparto avanzato che forse ancor più degli altri anni era composto da stelle importantissime per la categoria perché, oltre a te, a Borgomanero ci sono Beretta, Secci e giovani di sicuro valore come Cabrini. Questo però non si è visto a livello di gol perché, togliendo il tuo contributo, nessuno quest'anno è ancora riuscito a doppiare la boa della doppia cifra: forse perché mettere insieme tanti gol "potenziali" non è poi sinonimo di sicuro rendimento sul campo?

"In realtà quest'anno siamo partiti fortissimo perché tutti, a cominciare da Beretta, nelle prime giornate abbiamo segnato a raffica. Poi c'è stata una flessione evidente tanto che io stesso ritengo che, per il potenziale che abbiamo, siamo sicuramente sotto la media in fatto di gol segnati. L'unica cosa che possiamo fare è quella di dare il meglio possibile da qui alla fine per raggiungere l'obiettivo che in questo momento ci siamo posti, cioè quello di portare l'Accademia Borgomanero al secondo posto: dobbiamo vincere tutte e sette le partite che sono rimaste, alla fine si tira la linea e si fanno i conti di quello che sarà stata la stagione".

- Le ultime settimane della squadra non sono state buone perché dalla finale di Coppa persa con il Canelli siete entrati in un tunnel di prestazioni sotto tono che vi hanno fatto perdere il passo anche in campionato e che hanno reso forse il Verbania irraggiungibile in classifica. Quali sono stati i motivi di questa flessione di risultati?

"La sconfitta nella finale di Coppa a Trino con il Canelli mentalmente ci ha tagliato le gambe anche se all'inizio dell'anno non era certo un obiettivo quello di vincere la Coppa Piemonte Eccellenza; partita dopo partita però ci siamo guadagnati questa finale, era la seconda di fila e ce la volevamo giocare. Non abbiamo avuto fortuna e in una finale la fortuna è una componente fondamentale: dopo un quarto d'ora si è fatto male Manfroni, dopo mezz'ora Cherchi è stato espulso, fai 70 minuti in dieci non demeritando e alla fine perdi per un gol straordinario di Bosco; non abbiamo giocato male, anzi forse abbiamo avuto più occasioni noi di vincere pur in una partita non bella, e questo ha avuto le sue ripercussioni sulle settimane successive perché tre giorni dopo hai uno scontro diretto per il campionato con il PDHA e lo perdi, trovando la classifica goccia che fa traboccare il vaso. Ci siamo spenti ma non vogliamo alibi, dobbiamo rimboccarci le maniche e giocare un finale di stagione di alto livello".

- La partita con il Verbania è stato il simbolo di questo momento negativo, anche perché avevate già incontrato la squadra di Frino altre tre volte in stagione vincendo due partite e pareggiandone una in Coppa a risultato già acquisito. Il 4-0 senza discussioni ha invece detto che oggi l'Accademia Borgomanero è una squadra diversa da inizio stagione, più a livello mentale che fisico probabilmente.

"E' un po' quello che abbiamo percepito anche noi in settimana quando abbiamo avuto un confronto su questo negli spogliatoi. Prima della partita di Verbania siamo partiti già sconfitti mentre a settembre abbiamo incontrato la stessa squadra senza avere sette titolari vincendo 4-1 contro una formazione in piena salute, in cui c'erano Adamo, Ciana e tutti gli altri big che in questo momento sono infortunati; questo vuol dire che l'approccio è stato sbagliato e il risultato fa male perché a livello personale non mi ricordo da quanti anni non perdo due partite di fila e soprattutto da quanto non perdo con un risultato così ampio giocando in una squadra che concorre per il vertice. La sconfitta va archiviata ma non dimenticata perché ci deve far pensare e darci ancora più carica".

- Domanda secca: l'obiettivo primo posto va considerato sfumato o ci sono ancora possibilità?

"Io personalmente non posso considerarlo sfumato perché l'anno scorso ho perso un campionato con più punti di vantaggi di quanti ne ha il Verbania quest'anno. Però sono obiettivo e non posso che considerarlo difficile seppur non impossibile come ci ha dimostrato anche la Juventus in settimana, nel calcio si può fare di tutto".

- Hai accennato tu alla scorsa stagione quando, sempre con la casacca dell'Accademia Borgomanero, hai perso un campionato che pareva già vinto a favore del Città di Verbania. Ci sono delle analogie con la stagione attuale, la più evidente delle quali è il fatto di partire con i favori del pronostico: questo può essere più un peso che un vantaggio nell'arco della stagione?

"Onestamente non credo, anzi io preferirei giocare tutti gli anni partendo da favorito. Sono stati però due campionati diversi perché l'anno scorso credo fossimo molto più favoriti e a gennaio, quando abbiamo perso Cherchi che per noi era un equilibratore importantissimo, ci siamo demoralizzati fino a spegnerci nel finale di campionato perdendo a Borgomanero la gara decisiva con il Città di Verbania. Anche quest'anno abbiamo perso un elemento per noi fondamentale come Manfroni però questo non può giustificare un calo così tangibile. Purtroppo i campionati li vince prima di tutto chi non prende gol, sia quest'anno che lo scorso lo stanno dimostrando, e chi parte da dietro magari va incontro a meno pressioni ed è meno atteso dalle avversarie".

- E' sicuramente presto parlarne ora con una stagione ancora tutta da giocare ma già impazzano voci di mercato che ti vorrebbero lontano da Borgomanero nella prossima stagione a smaltire le delusioni delle ultime due stagioni, magari a Baveno con Cherchi per un progetto che potrebbe prevedere in panchina Rotolo. Hai già avuto modo di valutare qualche possibilità?

"Non è ancora ora di parlare di mercato, siamo solamente a marzo e mi sembra prematuro. L'anno scorso ho fatto una scelta nel tornare a Borgomanero, anche perché mi era diventato pesante viaggiare sempre così tanto come ho fatto in questi anni per il calcio; ho sposato questo progetto e mi auguro di restare fino alla fine della mia carriera in rossoblu perché una società che ti permette di vivere bene, di non sentire troppo la pressione, di allenarti con cura senza farti mancare niente. Non mi sento di dire in questo momento di voler andar via anche se da qui a giugno possono succedere tantissime cose. Mi vedo però ancora qui nella prossima stagione per provare a portare il Borgomanero in Serie D".

- 35 anni compiuti da poco ma ancora tanta voglia di giocare e di mettersi in gioco: che obiettivi di poni nelle prossime stagioni?

"Ogni anno che passa mi viene sempre più voglia di continuare a giocare e forse questa è anche la forza che mi spinge ad allenarmi sempre con cura, il famoso segreto che cercavi prima. Arrivato a 35 anni cominci a sentire le partite, non come quando a 20 ne giocavi tre alla settimana ed eri sempre fresco, l'età si sente; però finché sto bene fisicamente non mi sento di abbandonare la baracca, anche perché i risultati anno dopo anno continuano ad arrivare così come i gol per cui non avrebbe senso smettere. La fortuna di noi "vecchietti" è che forse certi giovani dovrebbero imparare da noi perché spesso quando finisce la regola del giovane ci sono tanti ragazzi che smettono non trovando la propria dimensione".

- Prima o poi però ti toccherà smettere gli scarpini per questioni anagrafiche e arriverà il bivio del decidere "cosa fare da grande": ti piacerebbe rimanere in questo mondo, magari come allenatore o dirigente proprio qui a Borgomanero?

"Se mi avessi fatto questa domanda tre o quattro anni fa ti avrei detto che non mi sarebbe piaciuto intraprendere la strada dell'allenatore. Ma più passano gli anni più mi piacerebbe provare a percorrere questa strada, anche per rimanere nell'ambito calcistico che è stata la mia vita per 30 anni essendo io nato con il pallone tra i piedi. Che tipo di allenatore sarei? Molto pignolo perché dalla panchina sarebbe anche più difficile che dal campo. Mi sto già accorgendo di essere diventato molto esigente soprattutto con i ragazzi tanto che credo che qualcuno di loro mi odi (ride, n.d.r.): sento ancora tantissimo le partite, quando sono fuori o in panchina sono il primo ad incitare i miei compagni e, se ce n'è bisogno, a dare una mano al mister. Anche per questo mi ci vedo a farlo in prima persona".

Carmine Calabrese

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