Barantani, il portiere che vola tra i pali con lo Stresa nel cuore

La scusa è un video, bellissimo, creato da Alessio Combi con immagini prese anche dagli amici di Vco Azzurra Tv delle più belle parate di Alessandro Barantani nelle ultime tre stagioni, una collezione di interventi, di voli e di salvataggi che messi così, uno dietro l'altro, fa ben capire di che tipo di portiere stiamo parlando. Un portiere che lo Stresa si terrà stretto anche per la prossima stagione, quella che vedrà l'esordio dei borromaici in Serie D. Da qui parte una chiacchierata, senza nascondere nulla, con il protagonista di questo video che svela la trepidazione con cui tutto l'ambiente sta attendendo l'esordio nella massima serie dei dilettanti, un trampolino di lancio che per Barantani sarà ancora più importante.

- Alessandro, cosa vuol dire per un portiere ancora giovane come te arrivare a giocare in Serie D con la possibilità di sfruttare ancora tante stagioni davanti a sé?

"Credo di essere arrivato in Serie D prima ancora di aver raggiunto la piena maturità calcistica, che per un portiere arriva intorno ai 28-29 anni; ho ancora tanto da imparare, tante cose da vedere, e arrivare così presto a giocare in Serie D è un'esperienza che vivi non sapendo quante altre volte ti potrà ricapitare. A ripensarci ora, solamente due stagioni fa ero in Promozione per cui per me questo è un doppio salto in avanti, un momento inaspettato che si trasformerà in un'esperienza unica. E il tutto è reso ancor più bello dal fatto di esserci arrivato da protagonista".

- Questo è un aspetto da non sottovalutare perché questo doppio salto Barantani se l'è meritato sul campo, sull'impresa dello Stresa della scorsa stagione infatti c'è anche la tua firma ben visibile.

"Arrivarci seguendo questa strada mi fa provare un grandissimo orgoglio. Il ruolo del portiere è l'unico individuale in uno sport di squadra, per cui quello che succede in campo il portiere lo vive in maniera totalmente diversa rispetto agli altri giocatori, gli passano per la testa tante cose che magari a chi gioca in un'altra porzione di campo non verrebbero mai in mente, sia durante che prima e dopo le partite. Ci sono stagioni in cui tutto gira per il verso giusto, ho sempre detto che quest'anno nello spogliatoio stavamo benissimo e questo ti permette di dare quel 10-20% in più durante le partite che alla fine fa la differenza, e ti fa raggiungere obiettivi che alla vigilia sembravano insperati. Non c'è però solo orgoglio in chi, come me, vive questa società da tanti anni e forse per questo si sente ancora più coinvolto".

- Lo Stresa sta ancora lavorando sulla squadra che affronterà la prossima stagione, la rosa non è ancora completa e nelle prossime ore potrebbero esserci altre novità come quella da poco annunciata del ritorno di Brugnera. Allo stato delle cose, quale dovrà e potrà essere il campionato dei "blues" nella prossima stagione?

"E' indubbio che l'obiettivo non può essere altro che quello di salvarsi il prima possibile, siamo una matricola in categoria per cui credo sia quasi scontato. Certo che anche l'anno appena trascorso siamo partiti con l'obiettivo di salvarci il prima possibile, quindi forse è un po' presto per dire dove potrà arrivare lo Stresa. L'unica cosa sicura è che abbiamo a disposizione uno dei direttori sportivi più intuitivi e più bravi che ci sono qua in zona quindi, se è riuscito a mettere insieme una squadra che quest'anno ha vinto l'Eccellenza, sarà sicuramente in grado di costruire una squadra all'altezza anche quest'anno, sono molto fiducioso. Siamo una squadra molto giovane, tanto che io che sono del '95 sono tra i più vecchi del gruppo, ma mi fido molto dell'operato di Biscuola perché lui prima dei giocatori va a cercare gli uomini e questa credo sia la cosa più importante per creare uno spogliatoio che funziona".

- A livello personale questa prima stagione in Serie D la vivi come un trampolino di lancio per salire ancora o come il giusto premio di una crescita che negli anni ti ha portato fino a questo approdo?

"Sicuramente non sarà un'annata di passaggio ma una stagione importante, una stagione in cui dovrò giocarmi il posto con un portiere più esperto di me che ha un ottimo curriculum e in cui dovrò imparare ancora tanto perché la Serie D finora l'ho guardata solamente in televisione. La mia speranza, come quella di tutti, è di far bene perché se un giocatore non ha ambizione è inutile che scenda in campo: voglio fare una stagione da ricordare per poi trovarmi magari tra un paio di stagioni in Serie C. In fondo non credo che ci siano poi tutte queste differenze, le occasioni non bisogna farsele scappare".

- Sei sempre stato bravo ad autovalutarti, a capire quali sono le tue migliori caratteristiche, i tuoi punti di forza: se tu dovessi raccontare Barantani a chi non lo conosce, come lo descriveresti?

"Il Barantani giocatore è un "ignorante", ma nel senso buono del termine. Fin da quando avevo 17 anni non ho mai guardato a chi avevo di fronte, se c'era da comandare la difesa non mi sono mai tirato indietro così come quando c'era da prendersi delle responsabilità. Un portiere deve avere personalità altrimenti è meglio che faccia un altro mestiere, questo è poco ma sicuro. Dal punto di vista stilistico mi gioco tutto sull'esplosività non essendo altissimo: mi diverto moltissimo tra i pali pur sapendo che in alcune cose devo migliorare come ad esempio sulle uscite o sulla lettura delle traiettorie; ci devo lavorare e ci sto lavorando ma credo che la mia forza sia tra i pali".

- Conquistata la Serie D, dove può arrivare secondo te Barantani?

"Io cerco sempre di puntare più in alto possibile, poi tutto quello che verrà sarà sempre merito in primis dei miei preparatori e poi anche un po' mio. Non ti so però dire quale potrà essere il mio limite, forse dobbiamo aspettare la fine della stagione per capire meglio come sarà andata quest'anno: se le cose andranno bene non credo che pensare al professionismo possa essere una cosa così improponibile. In fondo sono ancora un bambino che nella testa ha ancora la speranza di poter arrivare a giocare in Serie A: bisogna mantenere le proprie ambizioni, i propri sogni, anche giocando in queste categorie perché altrimenti diventano inutili i sacrifici giornalieri".

Carmine Calabrese

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L'immagine simbolo della D stresiana
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