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Primatesta, Bomber del Mese: "Vado avanti, la fame è la mia forza"

Primatesta, sponsor e redazione
Primatesta, sponsor e redazione

La terza edizione del "Bomber" va in archivio con la consegna del premio di aprile-maggio del "Bomber del Mese La Mia Hosteria" a colui che probabilmente è il simbolo del gol nelle nostre categorie dell'ultimo decennio almeno. Matteo Primatesta, con una carriera da ben oltre i 400 gol è l'attaccante più prolifico in attività ed è un incubo per ogni portiere avversario, oltre ad essere il primo giocatore di Terza categoria a conquistare l'ambito trofeo. Ecco la nostra intervista a 360 gradi allo stoccatore che ha contribuito pesantemente al ritorno in Seconda del suo Virtus Villa:

- Matteo, hai vinto il tuo primo "Bomber del Mese" e l'hai conquistato superando concorrenti forti come Elca dell'Omegna e Austoni del Verbania, gente che gioca in categorie ben distanti dalla Terza. Sappiamo che inseguivi il nostro premio, pensavi di potercela fare partendo dalla Terza categoria? Sei il primo ad aver realizzato questa impresa.

"Ci tenevo assolutamente, mese dopo mese vedevo che diminuivano le mie possibilità anche per colpa della mia età e sinceramente mi dispiaceva. E' arrivato alla fine di quest'anno che per me era iniziato male quindi a soddisfazione aggiungo soddisfazione. Porto a casa questo premio grazie anche, anzi, soprattutto ai miei compagni. Un premio che si aggiunge alla gioia di aver vinto un campionato anche se di terza e di aver conquistato la classifica cannonieri in un girone mal contato. Una tripla soddisfazione in un anno da ricordare".

- La tua decisione di cambiare squadra a metà stagione si è rivelata secondo noi azzeccata sia dal punto di vista personale che da quello collettivo, di squadra. 24 gol ed il primo posto con il Virtus Villa confermano la bontà della tua scelta?

"Sì assolutamente. Stagione partita male per un piccolo infortunio che mi ha tenuto ai box; poi sul cammino ho trovato qualche difficoltà col Vallestrona e ho preso la decisione di cambiare squadra a metà stagione. Avevo anche altre offerte ma volevo staccare la spina e divertirmi andando in un ambiente dove c'erano persone che conoscevo al di là dell'ambito calcistico e dove quindi sapevo che sarei andato a stare bene a livello di testa e divertimento. Poi la squadra era costruita per vincere, conoscevo il livello di questi ragazzi e quindi posso dire che sono andato abbastanza sul sicuro. L'unico rimpianto è legato alla Coppa, abbiamo perso una semifinale 3-2 regalando tutti e tre i gol ad una squadra alla nostra portata. Nell'altra semi si è qualificato il Comignago che avevamo già incontrato e che era altrettanto alla nostra portata. Avremmo potuto aggiungere un ulteriore tassello ad una grande stagione, pazienza". 

- La carta d'identità va via via ingiallendosi. Hai già preso una decisione per l'anno prossimo? Sarai ancora protagonista sul campo o comincerai, magari al fianco di Massoni, una carriera da allenatore anche partendo come vice?

"99% proseguirò un altro anno. Nonostante l'infortunio che mi ha fermato in estate sono riuscito a ritornare a posto in fretta, ho ancora voglia di proseguire la carriera da giocatore. E' arrivato sicuramente il momento di guardare anno per anno, bisogna valutare. Incrociando qualche squadra di Seconda in questa stagione mi viene da dire che io ci sto ancora in questa categoria, posso ancora dare una mano. Magari segnerò di meno, ma posso rendermi utile in altri modi. Sono diventato molto generoso - prosegue Primatesta sghignazzando -  verso i miei compagni negli ultimi tempi. Per quanto riguarda una carriera da allenatore, l'unica cosa che mi blocca al momento è proprio il corso. Con due figli e lavorando in proprio il tempo materiale per fare fisicamente il corso a Verbania per me è davvero ridotto, sarebbe molto impegnativo. Dall'altro lato mi attira il ruolo, mi attira anche per la figura di Massoni col quale condivido tanto in termini di passione, di aggiornamenti e di voler provare cose anche non tradizionali, magari di categorie superiori provando a portarle anche nelle nostre categorie. Questo rappresenta un vantaggio anche per i giovani di oggi che non vedono il calcio come lo vedevamo noi, ovvero una passione totale. Un lavoro di un certo tipo riesce a coinvolgerli e divertirli maggiormente. La filosofia di Massoni nelle nostre categorie è il massimo, con lui sono stato parecchi anni e pur cambiando sempre i giocatori vedevo che la costante era la formazione di un gruppo coeso e coinvolto. A livello tecnico e tattico ce ne sono altri come lui, non ce n'è di Mourinho che scoprono l'acqua calda. Ma con lui in panchina il primo giocatore ed il 25° si sentono importanti, si sente importante anche il guardialinee. Quest'anno in panchina si sono seduti giocatori importanti, e quando sono entrati ho visto sempre calciatori determinati, mai scontenti o svogliati. In passato non è stato sempre così".

- Nella prossima stagione il Virtus Villa si affaccia alla Seconda con tante ambizioni, si vuole provare a riportare il Villa in Prima?

"L'idea è di riportare questa squadra almeno in Prima, perché per la storia di questa società è il livello minimo che merita questo comune. Una struttura come il "Felino Poscio" non ce l'hanno in molti ed il Villa non può stare in una categoria inferiore alla Prima. Le premesse ci sono, mi sento quasi quotidianamente con allenatore e direttore e stanno cercando di fare una squadra per provare a vincere. Certamente al crescere della categoria crescerà la fatica ed il livello delle avversarie. Gente in Ossola che può fare la categoria ce n'è parecchia e quindi ci sono i presupposti". 

- Massoni al "Terzo Tempo" ci ha detto che il tuo apporto fondamentale nell'economia della squadra è andato ben oltre i gol segnati, e che sarebbe riduttivo limitare il tuo ruolo a quello. Ci ha parlato di un "rompiscatole positivo" in settimana, che pretende allenamenti seri da parte dei compagni, di un perfezionista.

"Ho avuto la fortuna di arrivare dalla vecchia generazione. Il primo anno in una "prima" l'ho fatto in Eccellenza al CrevolaMasera con giocatori forti che mi hanno dato tantissimo ma che ti perdonavano veramente poco, ed è stata la mia fortuna. Sono stato trattato bene ma ho imparato cosa vuol dire stare fra i grandi, quali sacrifici vanno fatti per stare in un gruppo. Se alla mia età sono ancora in forma, tanto merito è dei miei compagni di allora: allenarmi non mi è mai pesato. Vivo il calcio in maniera totale, ora non lo pretendo dagli altri perché il calcio ed il mondo sono cambiati ma ai giovani cerco di trasmettere certi valori e cerco di farlo in maniera simpatica, tenendoli sul pezzo e coinvolgendoli e vedo che a loro piace, i metodi da caserma non mi piacciono. Lavoro con piacere con loro, per questo in futuro mi piacerebbe dare una mano a Massoni, anche perché come attaccante era molto molto scarso (risate a La Mia Hosteria, n.d.r.) e in quel settore avrà sicuramente bisogno di una mano!".

- Quale ritieni la stagione in cui ti sei espresso al top, quella che ti piacerebbe rivivere?

"Per fortuna ne ho parecchie. Ho avuto la fortuna di scegliere squadre destinate a fare campionati di un certo tipo. Sono riuscito a vincere dei campionati, delle coppe e dei play-off. Ricordi positivi li ho per ognuna di queste esperienze. Il top probabilmente l'abbiamo raggiunto l'anno della promozione in Prima col Fomarco. Eravamo uno squadrone, partito per vincere e non abbiamo mai sbagliato. Quell'anno sono andato sopra i 30. Siamo andati a Dormelletto a +5 sulla Seconda, il Briga, che avremmo affrontato nel turno successivo dopo la sosta invernale. Eravamo sotto 2-0 all'85', abbiamo vinto 3-2 e ho segnato una tripletta. E' stata la svolta, abbiamo poi vinto col Briga scappando via. Altra esperienza eccezionale quella dei play-off col Piedimulera, battendo un Pollone stellare 5-3. A Fondotoce, partiti non per vincere, siamo riusciti a portare a termine una stagione fra mille difficoltà vincendo il campionato. Il ritorno a Fomarco, con la vittoria della Coppa Italia ed il tandem con Margaroli con il quale siamo arrivati ad 80 gol stagionali. Aggiungo questo, dopo 3 mesi brutti a Vallestrona mi trovo a vincere campionato, classifica cannonieri e "Bomber del Mese".

- Sei in una fase della carriera nella quale puoi guardarti intorno in cerca di un erede, vedi "un Primatesta" fra i giovani?

"Domanda difficile. Di primo acchito ti direi Elca. Sta rifacendo in categorie superiori quello che facevo io, quindi lui parte da un gradino più alto. In area di rigore, mi rivedo un po' in Klejdi (Hado, n.d.r.), anche se non è proprio un ragazzino. Spero non se ne aggiungano molti perché, se siamo in pochi, uno spazio per me ci sarà sempre! Palfini per come interpreta il calcio mi può assomigliare. Per l'età che ha è un calciatore sanguigno, si impegna molto, si sbatte. Anche se (come me) tecnicamente non è eccezionale, è uno che dà l'anima. Forse nessuno di questi ha però la fame di gol che ho sempre avuto io, se escludiamo Hado. Tutti i miei ex allenatori mi ricordano per l'arrabbiatura per i gol sbagliati anche in giornate in cui ne avevo magari fatti due. Non vedo nessuno con questa foga dentro, questa fame insaziabile. Io sono interista ma mi sono sempre rivisto, in piccolo e per mentalità, in Pippo Inzaghi".

- Guardando le classifiche di quest'anno del "Bomber del Mese", c'è una forte incidenza di bomber ossolani. Cos'ha l'attaccante delle vostre parti più degli altri?

"Sono uno strenuo difensore dell'ossolanità, partiamo da questo. Negli anni mi sono accorto che uscendo dai gironi ossolani molte squadre sulla carta più forti che avevano di fronte una squadra dell'Ossola in coppa, play-off o altro tipo di partita tendevano a sciogliersi. Secondo me noi a livello tecnico non siamo eccelsi, pecchiamo forse in questo fondamentale però andiamo a sopperire a questa carenza con un agonismo ed uno spirito di sacrifico che altri non hanno. Abbiamo la mentalità di quelli che per natura devono sempre guadagnarsi la pagnotta. Anche a livello personale, parto ogni anno con l'etichetta di quello che fa molti gol. E puntualmente ogni volta che non facevo 5 gol nelle prime due partite ero finito agli occhi degli addetti ai lavori. E' successo anche quest'anno, ma è successo ad esempio anche a Baveno in Promozione, ad esempio. Chiuso con 14 gol, sembrava dovessi smettere. E invece... ho sempre tenuto la guardia alta e mi sono sempre guadagnato la pagnotta, anche grazie a molti compagni in squadre di livello che ho avuto il piacere di trovare sulla mia strada. In Ossola abbiamo bava alla bocca, un po' più fame di tanti altri".

- Hai sempre scelto dove andare a giocare e hai sempre privilegiato squadre che avessero obiettivi di classifica di un certo tipo, a prescindere dalla categoria in cui militavano. Non ti è mai mancata la soddisfazione di testarti in categorie più importanti dove, magari con qualche gol in meno, avresti avuto comunque una vetrina più ampia?

"Qualche anno fa mi sarebbe piaciuto, la Promozione l'ho provata due volte a Baveno e a Fomarco mentre l'Eccellenza come detto in precedenza l'ho fatta al mio primo anno al CrevolaMasera, dove ho fatto il terzino ed il laterale di fascia. Diciamo che non ho mai ricevuto l'offerta giusta. Mi sarebbe piaciuto fare una Promozione per vincere. Soprattutto per la punta e per il tipo di punta che ero io in particolare, un conto è giocare per vincere, un conto è farlo per salvarsi. Cambia molto, cambiano i rifornimenti, cambia il modo di giocare. Sono convinto che in molte squadre che hanno vinto la Promozione in questi anni avrei fatto molto bene anch'io. Credo di aver dimostrato anche nell'anno del Fomarco con Margaroli di saper adattarmi con un partner di livello come lui che in quell'anno era in stato di grazia. Con l'offerta giusta avrei accettato, ad esempio quell'anno a cui stai accennando tu ora col Valdossola di Hado, se mi avessero chiamato sarei andato per la qualità della squadra e del partner. Mi piace provare a vincere, ho declinato diverse offerte in categorie superiori, anche in Eccellenza. Non è un segreto, in passato mi è stato offerto da Pissardo un ruolo di terza punta a Baveno anche per un ruolo che potevo avere nello spogliatoio. A 30-31 anni mi sarebbe piaciuto in una società del genere e con un tecnico che stimo e conosco provarci, non avrei fatto brutte figure visto l'impegno che ci metto ma per me sarebbe stata comunque una forzatura e alla fine ho scelto di giocare con continuità ed essere protagonista. Non ho rimpianti, ho sempre seguito il mio istinto".

 

Stefano Calabrese