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Ranchini rivive la stagione del Baveno: "Potevamo fare di più"

Baveno, momenti felici della stagione
Baveno, momenti felici della stagione

Una vita dedicata al Baveno è quella di Raffaele Ranchini, presidente del sodalizio biancoblù che fa il punto della situazione sulla stagione di un Città di Baveno che, tra campionato e finale di Coppa persa con la Pro Dronero, rischia di rimanere con un pugno di mosche in mano nonostante le premesse in avvio di stagione erano quelle di una squadra che avrebbe potuto lottare fino al termine per raggiungere tutti gli obiettivi stagionali prefissati. "A livello personale - esordisce il presidente - speravo in un campionato con un Baveno maggiormente sotto i riflettori; vista la campagna acquisti che abbiamo fatto in estate era forse lecito aspettarsi qualcosa di più, abbiamo portato a Baveno metà della squadra del Domo che ha dominato lo scorso campionato aggiungendo un giocatore forte come Luca Cabrini, che quest'anno purtroppo non abbiamo quasi mai avuto a causa dei suoi malanni. Abbiamo poi aggiunto in corso d'opera un giocatore come Moia, anche lui proveniente dalla Juve Domo stellare della scorsa stagione, quindi la rosa era di altissimo livello; abbiamo avuto la possibilità di portare a Baveno anche Poi ma abbiamo ritenuto che con Hado e Cabrini potessimo già essere a posto nel reparto avanzato. Viste queste premesse un po' di delusione c'è anche se non possiamo non ammettere quanto abbiano contato nella nostra stagione i tanti infortuni che abbiamo patito: nel momento clou, quando era l'attimo di tirare fuori qualcosa in più, non abbiamo avuto la forza materiale di fare il passo decisivo".

Un campionato che sta volgendo verso la sua fase finale, con due squadre che su tutte le altre stanno lottando per conquistare la promozione in Serie D. "Sarà un testa a testa fino in fondo tra Trino e Stresa ma a mio modo di vedere, anche per i punti di vantaggio che ha in questo momento la squadra vercellese, credo siano loro ad avere le maggiori possibilità di salire in Serie D: da spettatori esterni non possiamo che fare i complimenti a queste due squadre, forse lo Stresa paga una rosa leggermente più limitata nei numeri rispetto a quella degli avversari ma ritengo che sia quasi un obbligo per loro, arrivati a questo punto, crederci fino in fondo; quattro punti sono un'inezia e con lo scontro diretto ancora da giocare al "Forlano" può veramente succedere di tutto. Per il Baveno però il campionato non è ancora finito, ci sono dei playoff da conquistare e mi piacerebbe riuscire ad arrivarci con la possibilità di disputare almeno una partita in casa, il che vuol dire provare ad ottenere il terzo posto; sarebbe una soddisfazione e credo che sia un obiettivo anche alla nostra portata seppur La Biellese abbia ingranato la marcia giusta. In fondo il 2 novembre eravamo primi in classifica, poi la squadra ha perso delle occasioni proprio perché ha dovuto disputare troppe gare in emergenza per gli infortuni e infine psicologicamente la sconfitta patita in Coppa non è stata ben assorbita".

Una sconfitta, quella con la Pro Dronero, che ha lasciato l'amaro in bocca nell'ambiente bavenese per un successo che sembrava alla portata della squadra di Pissardo ma che è sfuggita ai calci di rigore, dopo che nei supplementari più volte il Baveno era arrivato vicino a segnare il gol decisivo. "Pur non avendo visto la partita perché ero all'ospedale con Manfroni, tanto che i rigori mi sono stati praticamente raccontati in diretta al telefono, ho accettato molto serenamente il verdetto del campo perché una gara persa ad oltranza dal dischetto è un po' come aver pareggiato. Purtroppo è andata come andata, abbiamo avuto parecchie occasioni per vincere la partita prima di arrivare ai rigori ma poi quando arrivi a calciare dagli undici metri è normale che qualcuno prima o poi sbagli ed è toccato a Di Leva; sono abbastanza d'accordo che non è tanto giusto assegnare una competizione importante come questa con i calci di rigore ma dal mio punto di vista sarebbe stato altrettanto sbagliato ripetere la partita, obbligandoci ad un'altra trasferta lunga per andare a giocare a Vinovo: piuttosto della monetina alla fine sono meglio i rigori, anche se sono un nostalgico del vecchio golden gol".

Carmine Calabrese