Paolo Carbonaro, professione attaccante, e l'attacco della profondità

Il nostro ospite, Paolo Carbonero
Il nostro ospite, Paolo Carbonero

“Mettiti in zona luce”, “vai oltre i centrali”, “tieni questa palla”, “trova i tempi giusti”, “orienta bene il corpo”, “leggi la traiettoria” e tante altre frasi vengono utilizzate durante gli allenamenti e le partite per consigliare, spronare o aiutare i nostri giocatori. Sicuramente l’intento è questo ma i nostri giocatori cosa recepiscono, cosa ci mettono di loro, che messaggi rimangono di tutto quello che si dice in una sessione di lavoro e cosa gli rimane delle partite? Tanto e la rubrica che vi andiamo a proporre qui con Iam Calcio lo dimostrerà appieno: l’attacco della profondità, l'uso del corpo in funzione della protezione della palla, il tiro in tutte le sue forme, il dribbling, gli smarcamenti, la lettura delle pressioni, i tempi di pressione e la fase di non possesso, oltre al fiuto del gol ed essere un leader di gruppo nel proprio ruolo, sono abilità che un attaccante moderno deve avere nel suo bagaglio tecnico/tattico/psicologico. Con questa prima analisi, travestita da intervista, vogliamo approfondire alcune di queste tematiche con chi, dopo aver sentito e visto le spiegazioni sul campo e con attenta analisi video, le sviluppa allenandole e mettendole in pratica in allenamento ed in partita. Con Paolo Carbonaro parleremo dell'attacco della profondità, primo step di una serie di approfondimenti che troverete sulle pagine di Iam Calcio.

- Paolo Carbonaro, attualmente attaccante (classe '89) della Folgore Caratese, oltre a darci la sua lettura sulla tematica della giocata in profondità ci racconterà i suoi esordi in Serie A con la casacca del Palermo, accompagnandoli con alcuni ricordi, i più belli della sua carriera ancora in divenire.

"Buongiorno a tutti gli amici di Iam Calcio, ho iniziato a giocare da ragazzino nelle squadre di quartiere a Palermo ed ho capito che sarebbe potuta essere la mia strada quando sono stato acquistato appunto dal Palermo per le squadre giovanili; da li ho iniziato la trafila delle giovanili fino ad arrivare alla prima squadra, dove dopo sei mesi di allenamenti e di lavoro fisso in prima squadra, sono arrivato all’esordio in serie A contro il Siena in Siena-Palermo nel 2007/2008, con mister Colantuono; questo è stato per me un momento importante per  l’inizio della mia carriera, ed è stata un soddisfazione doppia, sia per l’esordio in serie A sia perché ho esordito nella squadra della mia città il Palermo, questo ha amplificato ulteriormente la soddisfazione. Trai i momenti belli e i ricordi più belli della mia carriera l’esordio in A occupa uno dei primi posti sicuramente, poi fortunatamente ne ho altri e tra questi il Campionato vinto a Venezia due anni fa e la promozione in Lega Pro con il Lamezia. Ecco questi due momenti posso dire che si equivalgono in quanto quando si fa questo sport non esistono solo gli obbiettivi personali ma anche gli obbiettivi di squadra; raggiungere dei traguardi all’interno di un gruppo, con la squadra con cui lavori un anno intero e dove l’obbiettivo è comune, la soddisfazione diventa grande per tutti".

- Iniziamo ad analizzare l’argomento, l’attacco dello spazio o della profondità, quali sono le caratteristiche atletiche più importanti a tuo parere?

"Secondo me in un calcio dove l’acume tattico ha raggiunto livelli incredibili e tutti gli allenatori e tutte le squadre studiano e preparano le partite in modo peculiare in base ai movimenti della squadra avversaria, l’attacco dello spazio e della profondità va a spezzare un po’ questo acume tattico, perché quando una squadra cerca di accorciarti e di venire a pressare, inevitabilmente deve concedere qualcosa alle spalle ed alle spalle la palla in profondità è sofferta da quasi tutte le difese. La prima difficoltà che può incontrare la difesa è il fatto che il difensore corre all’indietro per seguire l’attaccante che è indirizzato verso la porta e questo non piace ai difensori, perché devono rincorrere e poi perché devono lavorare sul tempo e spazio di lettura delle traiettorie. Dal punto di vista atletico l’attaccante deve avere una grande preparazione, una buona ‘gamba’ come diciamo noi, e una discreta forza nelle partenze, perché devi effettuare molti sprint e ti vai a giocare il tutto per tutto sul tempo dell’avversario e nell’1 vs 1 nello spazio".

- La profondità può essere ricercata sia su azione manovrata sia in transizione, quali sono le differenze e le difficoltà per un attaccante in queste due situazioni?

"A mio parere la situazione di gioco più adatta per la ricerca della profondità è nello sviluppo della transizione, perché a mio modo di vedere è molto semplice e vediamo perché: quando riesci a trasformare un’azione di  transizione da negativa in positiva, quindi  riesci a recuperare la palla, mentre gli avversari stanno manovrando, sicuramente, a livello di coperture i giocatori non sono disposti tatticamente nel modo migliore e questo favorisce la ricerca della profondità a chi contrattacca; mentre su azione manovrata, quando gli avversari sono già disposti in contrapposizione per le pressioni e le letture delle linee di passaggio e l’attenzione è maggiore (le maglie della difesa e dei centrocampisti creano più densità  perché lavorano in fase di non possesso) risulta più difficile attaccare la profondità. Inoltre quando una squadra è in possesso palla e va alla ricerca delle profondità deve sempre valutare la posizione degli avversari rispetto al campo, nel senso che se una squadra e disposta nei pressi della metà campo ha spazio per andare in profondità mentre se chi difende è all’altezza dell’area di rigore lo spazio per ricercare giocate è troppo poco o addirittura non c’è. In entrambi i casi, sia che chi ha il possesso stia manovrando sia che stia sviluppando una situazione di transizione si può ricercare la profondità con delle giocate prestabilite (come tagli, un/due, sovrapposizioni, movimento passante o mezzaluna oppure con gli 1 vs 1  per creare superiorità) in modo da creare gli spazi se non ci sono ed attaccarli, oppure andando a muovere gli avversari con delle combinazioni singole, di coppia o a tre per eludere gli avversari per poi attaccare lo spazio".

- Per un attaccante la profondità principalmente è verso la porta, quali sono i consigli che puoi dare, in questo caso spazio e tempo sono fondamentali, cosa ne pensi?

"Penso che un movimento fatto in profondità verso la porta sia l’ideale, è il raggiungimento massimo del movimento, perché sei riuscito a trovare tempo e spazio per attaccare centralmente senza doverti allargare. Anche se in base a come si sta giocando o comunque in base a come davanti si è disposti, per favorire il movimento di un  compagno o la rottura anche di un reparto difensivo, si possono effettuare dei movimenti in profondità anche fuori dalla porta che servono appunto per allungare la squadra e andare a rompere comunque il reparto. Spazio e tempo in ogni caso sono fondamentali perché qualsiasi giocata e qualsiasi movimento se fatto nel tempo e nello spazio sbagliato diventano nulli, quindi tempo e spazio sono la base di qualsiasi movimento e di qualsiasi giocata secondo me".

- Due aspetti diversi ma utili allo stesso tempo, l’allenamento della profondità sul campo attraverso situazioni specifiche e il rapporto con i compagni anche fuori dal campo, quanto sono importanti e perché?

"Il movimento in profondità è fondamentale che venga allenato, perché è normale che si debbano trovare, come  detto prima, i tempi e gli spazi giusti su cui andare a fare questo tipo di movimento; l’attacco della profondità va sempre ad allungare qualsiasi tipo di squadra ed a mettere in difficoltà tutte le difese. Le situazioni specifiche su cui andare a lavorare sono fondamentali perché ti danno nozioni che poi ti ritrovi in partita e ti danno soprattutto le tempistiche giuste da prenderti per fare quel movimento, gli spazi e tempi giusti per andarti a contendere la giocata con il tuo avversario che ti sta marcando in quella specifica situazione. Il rapporto con i compagni fuori dal campo è altresì fondamentale perché alcune giocate o alcune letture purtroppo o per fortuna, per la bellezza del calcio, non sono allenabili; ci sono alcune dinamiche che sono impercettibili se non si conosce il proprio compagno, a livello visivo ad esempio, attraverso uno sguardo interpretare una giocata oppure capire come un mio compagno interpreta il modo di vedere il calcio o un certo tipo di giocata o la velocità su come effettuare la stessa; queste sono tutte situazioni che nascono magari da una chiacchierata o da una amicizia seduti in un bar.  Quindi partendo da questo pensiero se hai un rapporto anche fuori dal campo con i tuoi compagni riesci a capire molte cose di loro che ti possono aiutare veramente dentro il campo".

- Sia con un attacco a 3 (nelle varie forme) sia con un attacco a 2 esistono dei movimenti predefiniti e giocate standard per la ricerca della profondità, qual è a tuo parere, quello più efficace e perché?

"Possiamo dire che quando si gioca con un attacco a tre e nello specifico, sia con due esterni larghi con un centravanti di riferimento oppure un trequartista e con due punte, tutti i giocatori devono fare dei movimenti diversi ma complementari offrendo tre soluzioni differenti alla squadra, mentre quando si gioca con due attaccanti il discorso diventa più “semplice” ed allo stesso tempo più “leggibile” in quanto i movimenti dei due attaccanti devono essere inversi per completarsi  (profondità uno e in appoggio a chi ha la palla l’altro); oppure altra soluzione, giocando vicini per creare delle combinazioni come triangolazioni, come dicevamo prima,  o andare in appoggio per scaricare sull’esterno e poi andare in area per  concludere. Il discorso delle tre punte può dare variabilità di giocata, in questo caso specifico ad esempio (l’attacco dello spazio) può essere fatto da tutti e tre gli attaccanti che vanno a ricercare la profondità, anche se può sembrare sbagliato, può creare difficoltà alle difese avversarie. A mio parere il modulo o il numero delle punte che si mettono in campo è sempre relativo, sia a quello che vuole il Mister sia alle caratteristiche del gruppo, ma la cosa più importante rispetto a questa considerazione è la ricerca continua del perfezionamento dei movimenti e della meccanizzazione ed automatizzazione dei movimenti, sia singoli che di gruppo, che si devono andare a fare".

Carlo Prelli