Carlo Prelli, uno sguardo nuovo sul calcio

Carlo Prelli
Carlo Prelli

Carlo Prelli è un personaggio conosciutissimo nell'ambito del calcio di Novara e Vco, sia per il suo passato da calciatore a buoni livelli (soprattutto con la maglia del Varese con cui ha collezionato parecchie presenza tra C1, C2 e Interregionale) sia per la sua attività di allenatore in seconda in compagini di primo livello come Sporting Bellinzago e Gozzano. Al momento Prelli sta vivendo un'esperienza "fuori regione", con la Folgore Caratese, chiamato da Sandro Siciliano a riannodare il discorso bruscamente interrotto a Bellinzago, ma il personaggio è di quelli poliedrici, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. Da qui nasce l'idea, azzeccata, di creare un sito in cui parlare di calcio in maniera diversa e innovativa creando la piattaforma N.C. Football Coaching. L'idea di Prelli era quella di creare un luogo dove non solo gli addetti ai lavori ma tutti gli amanti del calcio potessero rivolgersi per capire le dinamiche (di allenamento, di tattica, psicologiche) che stanno dietro le quinte di una squadra di calcio; un'idea che è piaciuta anche a noi di Iamcalcio, che abbiamo deciso di aprire un canale preferenziale sulle nostre pagine dove ospitare gli interventi che troverete ovviamente anche su N.C. Football Coaching, in modo di avere sempre una finestra affacciata anche sugli aspetti che molte volte non si vedono (e non si leggono) perché rientrano nella quotidianità settimanale del lavoro sul campo.

E quale miglior modo di anticipare questo nuovo spazio che intervistare proprio Carlo Prelli, con cui abbiamo parlato a ruota libera sia del suo progetto che della stagione calcistica, con la sua Folgore Caratese impegnata nello stesso girone A di Serie D che vede partecipare anche lo stesso Gozzano, in questo momento capolista del campionato.

- Carlo, il lavoro che è stato impostato con il tuo sito-progetto N.C. Football Coaching è sicuramente molto interessante per chi brama di sapere qualcosa di più sul calcio. Come hai avuto lo spunto per partire con questa idea fortemente innovativa?

"Tutto nasce dall'immensa passione che provo per il calcio. Ho vissuto un periodo in cui, per alcune vicissitudini, avevo un po' di tempo da poter spendere per creare qualcosa di nuovo e ho deciso di aprire uno spazio dove poter dare la possibilità alle amicizie, alle molte conoscenze che ho nel mondo del calcio, di parlare di calcio insieme. E' nato tutto come una piccola cosa ma, avendo subito preso piede in maniera importante, si è pensato di dare a questo sito una struttura coinvolgendo altre persone nella gestione come Nicolò Cardani per quanto riguarda la parte di metodologia, Marco Caccianiga che era il responsabile della mia scuola calcio a Varese che parla di coaching e che aggiunge quella nota di colore che non guasta mai e Michele Magrin, con cui a Bellinzago è nata un'ottima amicizia, che parla di calcio a tutto tondo. L'intento è quello di dare un'impronta tecnica alle chiacchiere sul calcio viste però non dal punto unilaterale di chi si occupa di scrivere gli articoli ma lasciando ad ogni persona che interviene la possibilità di portare la propria visione, la propria idea di calcio. Ecco che abbiamo parlato con i centrocampisti per farci dare la loro impressione sul ruolo, con i portieri lo stesso e così via. Ogni componente di una squadra di calcio (giocatori, allenatori, direttori sportivi) vede le cose da un punto di vista diverso e mi è sembrato giusto aprire a tutti per avere un quadro completo della situazione".

- Quali sono i temi che ti sei prefissato di toccare all'interno di questo sito? 

"Parliamo di tantissime cose, dalla metodologia alla match analysis, dagli schemi alle strategie, dall'analisi dei ruoli fino allo scouting. Un posto importante lo ricoprono ovviamente il coaching vero e proprio e la psicologia, che è importantissima all'interno di un gruppo-squadra senza tralasciare video girati con nuove tecnologie fino alla presentazione di libri che possono essere utili su più fronti. Devo ringraziare le molte persone che mi danno una mano a coprire un fronte così ampio perché sono tante le persone che ho contattato per un "pezzo", per un articolo, che si sono messe a disposizione di proprio pugno, mettendo in campo le proprie conoscenze o le proprie attrezzature".

- A tuo modo di vedere un sito come quello proposto da voi, che magari qualcuno sbagliando considera un po' di nicchia, a chi si rivolge?

"Il ventaglio delle persone che possono trovare interessanti i contenuti del sito è molto ampio perché secondo me N.C. Football Coaching si rivolge a tutti coloro a cui piace il calcio. Il mio intento è quello di arrivare a tutti, non solo agli addetti ai lavori: questo sito dà la possibilità a chi gioca a calcio con gli amici, a chi magari la domenica milita nelle categorie minori, di farsi un bagaglio di esperienza e di avere comunque un canale in cui parlare di calcio visto che il sito è strutturato anche come un blog in cui si possono lasciare commenti o chiedere chiarimenti".

- In questo anno di attività, il sito ha aperto i battenti a marzo dello scorso anno, avete già prodotto molto: hai in cantiere altri progetti per il prossimo futuro, che leggeremo su N.C. Football Coaching?

"Abbiamo tanti argomenti aperti e non ancora conclusi che vedranno la chiusura nelle prossime settimane tipo gli step sulla preparazione atletica con Marco Caser oppure la finestra sulla psicologia aperta con Sandro Siciliano. Avremo degli approfondimenti, fatti direttamente con i giocatori, su alcuni aspetti tecnico-tattici e situazionali del calcio: abbiamo iniziato con Paolo Carbonaro parlando dell'attacco della profondità ma a breve usciremo anche con Simone Moretti sugli smarcamenti. Le idee però sono tante e anticiparle tutte ci vorrebbe uno spazio che forse non abbiamo, meglio venire a scoprirle direttamente sul sito".

- Con te Carlo non possiamo però non parlare anche del tuo vissuto all'interno del calcio. Sei ormai da diversi anni impegnato come secondo allenatore in varie squadre; la figura del secondo è forse un po' sottovalutata perché poco conosciuta ma quando si entra nelle pieghe del lavoro che fate si capisce l'importanza che riveste all'interno di uno staff. Com'è la vita di un secondo?

"Mi fai una bella domanda... Per prima cosa un secondo deve lavorare in sinergia con il mister, con il preparatore atletico e con il preparatore dei portieri; bisogna iniziare a ragionare su un'idea di gruppo di lavoro, di staff vero e proprio. Io dico poi che un secondo è un tuttologo, uno che deve sapere dare una mano a tutti gestendo ogni parte di un allenamento; è il tassello che va a completare e aiutare le dinamiche di tutte le altre figure all'interno di un allenamento. Fatto in un certo modo è per me un ruolo molto appagante, che ti dà la possibilità di crescere a 360° e che completa la figura dell'allenatore perché il secondo in definitiva è un allenatore. Ovviamente c'è un tecnico che tira poi le fila e prende le decisioni per la domenica, sulla formazione e sulla tattica da seguire anche durante l'allenamento, su questo non si transige, però io posso dire in prima persona di sentirmi in toto un allenatore anche perché lo staff con cui lavoro, Siciliano in primis, ti mette nelle condizioni di sentirti importante".

- Nel rapporto con lo spogliatoio, con la squadra, come viene vissuta la figura del secondo? 

"Dipende dalle situazioni, dai ragazzi con cui ti trovi ad aver a che fare. Può essere visto come un completamento dello staff tecnico oppure come un tramite con l'allenatore. Tutto sta nella preparazione che si ha, nel modo in cui ti poni verso il gruppo perché come diceva Velasco gli allenatori possono essere anche bravi ma i giocatori sono furbi e grattano sotto il primo strato di pelle: se non c'è niente la considerazione non lieviterà ma se invece intravedono qualcosa ecco che poi si creano i legami, i rapporti, si chiude il cerchio in pratica e il lavoro del secondo diventa importante nella considerazione della squadra".

- La figura del secondo, negli anni, è diventata quasi codificata tanto che ci sono figure, anche nel calcio professionistico, che si sono specializzati nel ricoprire questa carica. Secondo te è un ruolo in cui si può continuare a crescere oppure ad un certo punto, per "diventare grandi", bisogna mettersi in proprio?

"Sono valide e percorribili entrambe le strade. Se lavori in uno staff che, nel rispetto dei ruoli, ti permette comunque di proporre qualcosa di tuo c'è una crescita continua e fattiva che può essere anche gratificante. Poi ovviamente sta tutto a livello soggettivo, perché potrebbe anche esserci la voglia di provare a metterti in gioco con le tue idee, che possono anche essere uguali a quelle dell'allenatore con cui hai lavorato in staff, per capire se puoi percorrere anche la strada dell'allenatore in prima persona. A livello personale è ovvio che sarebbe bello avere una squadra propria da allenare ma questo non dev'essere un obbligo, una forzatura: se manca una possibilità reale, concreta, di allenare con costrutto in una squadra in cui poter seminare la propria idea di calcio, allora meglio fare il secondo dove questa possibilità esiste. Io non devo allenare perché devo allenare".

- Mi viene da leggere tra le righe che voglia di allenare una squadra sua, magari anche tra qualche anno, Carlo Prelli ce l'abbia.

"Assolutamente sì, è anche bello prendersi questo tipo di responsabilità prima di tutto per crescere, sia come allenatore che come persona. Credo che questo completerebbe un percorso, una strada che mi piace intrapresa senza porsi per forza delle mete, degli obiettivi. Se troverò una situazione che mi soddisfa, con le condizioni adeguate per come la penso io, non dirò sicuramente di no. Ovvio che mi dispiacerebbe lasciare il mio staff perché siamo un bel gruppo che lavora bene insieme ma penso che anche loro sarebbero soltanto felici per me".

- Sei al primo anno alla Folgore Caratese, voluto fortemente da mister Siciliano con cui ti eri già incrociato nella stagione vincente di Bellinzago: che tipo di ambiente hai trovato e che tipo di girone è quello A di Serie D di quest'anno?

"Il girone A di Serie D, nonostante quello che dicano molti addetti ai lavori, si è dimostrato essere un girone tosto perché, a prescindere dalle distanze che ci possono essere in classifica, ogni domenica ti devi sudare i tre punti. Poi, e questo me lo detta l'esperienza perché ad esempio ho vissuto qualcosa di simile l'anno scorso a Gozzano quando alla fine del girone d'andata eravamo quart'ultimi e poi alla fine del campionato siamo arrivati quarti, il girone di ritorno è tutta un'altra cosa rispetto alla prima parte di stagione: il mercato stravolge buona parte delle squadre, in tanti si rafforzano anche per cercare di strappare la salvezza in ogni modo, e quindi non puoi mai e poi mai dare per scontato di portare a casa il risultato con chiunque, la domenica c'è da dare sempre il massimo. A Carate ho trovato un ambiente ottimo, altamente professionale, in cui attorno alla squadra davvero non manca nulla: qui si respira il professionismo e non è solo un modo di dire perché dallo staff tecnico a quello medico la squadra ha a disposizione sempre il meglio".

- In classifica sembra che si stia delineando un quadro abbastanza chiaro, con il Gozzano che sta prendendo un po' di margine e la Caronnese che sembra in flessione, sostituita da un Como che sta venendo fuori in maniera perentoria: chi vedi favorito per vincere questo campionato e come inquadri in questo discorso la Caratese?

"Noi dobbiamo fare il nostro percorso di crescita e stiamo cercando di farlo nel migliore dei modi per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Per quanto riguarda la vittoria invece mi hai parlato di tre squadre che i fatti stessi stanno dimostrando che sono le prime tre della classe: il Gozzano sta completando quest'anno un percorso già iniziato nella scorsa stagione, quando essere arrivati quarti e aver vinto i playoff è stata davvero un'impresa, visto la partenza nel girone d'andata. Perché no quindi per il Gozzano? Secondo me ha le carte per arrivare fino alla fine. La Caronnese sono anni che lotta in queste posizioni, è una squadra abituata ad avere determinati ritmi e a sostenere le pressioni dell'alta classifica; anche se in questo momento sembra in calo mancano ancora così tante partite che può senza dubbio riprendere il filo del discorso. Infine il Como, che in questo momento è forse la squadra che vedo più determinata per andare a ricercare quello che vuole: a loro non interessa come, l'importante è ottenere i tre punti per provare a tornare in Lega Pro, una categoria che per storia, blasone, bacino gli compete. A livello di motivazioni forse hanno qualcosa di più, anche perché sono abituati a lottare per certi palcoscenici. Sarà comunque una bella lotta fino alla fine".

- L'ultima domanda te la voglio fare proprio sull'ambiente-Gozzano, che hai avuto modo di conoscere in maniera diretta nella scorsa stagione: secondo te si è pronti in casa rossoblù per fare un passo così importante come quello del salto in Lega Pro? Tu hai vissuto un'esperienza, simile ma diversa, con lo Sporting Bellinzago che, dopo aver vinto il campionato, non ha avuto poi la forza di misurarsi con la categoria: c'è questo rischio per te?

"Parlare di Sporting Bellinzago mi fa ancora illuminare gli occhi perché è stata un'esperienza indimenticabile: dallo staff ai ragazzi al direttore Turino abbiamo vissuto 38 partite più la pool scudetto remando tutti nella medesima direzione e conquistandoci un sogno che poi è andato come è andato. Queste cose fanno parte del calcio e ovviamente dispiace che non ci fossero le condizioni di portare avanti questo discorso della Lega Pro, però nel nostro cuore ci siamo andati, è come se l'avessimo fatta. Per quanto riguarda il Gozzano, io vedo delle persone pronte e preparate all'interno dello staff novarese per fare questo grande salto; a partire dal direttore Casella fino ad arrivare a Diciannove, a Lesina, a tutto lo staff dirigenziale compresi il signor Allesina e la signora Marilena, ci sono potenzialità importanti anche per stare in Lega Pro. La speranza, anche conoscendo quanto successo a Bellinzago, è che tutto quello che serve venga messo a disposizione per fare questo salto che è un bel salto: credo che loro siano i primi a sapere cosa vorrebbe dire andare in Lega Pro. Io ne sarei felicissimo, anche perché ho vissuto dentro quell'ambiente e so quanta passione venga dedicata al calcio in termine di tempo e di sacrifici, credo che sarebbe il giusto premio per quanto fatto in tutti questi anni".

Carmine Calabrese