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I sassolini di Ferrero: "Messo in piedi un teatrino indegno"

Alessandro Ferrero
Alessandro Ferrero

La stagione di Alessandro Ferrero a Verbania non ha avuto certo i crismi della cavalcata trionfale, terminata nella maniera che meno il tecnico si augurava con delle dimissioni che la società biancocerchiata si è affrettata ad accettare per voltare pagina. Un epilogo però figlio di tante situazioni diverse, che hanno minato il cammino della squadra fin dalle fondamenta: il poco tempo per allestire sul mercato la squadra in estate che ha portato evidenti lacune in alcune zone del campo, qualche "incomprensione" tattica nell'allestimento della rosa con alcuni "doppioni" che mal si assortivano in fase di assemblaggio, grandi aspettative da parte di una piazza importante e gloriosa che non ha però capito il momento che stava vivendo il calcio verbanese alle prese con una complicata ricostruzione. E, all'orizzonte, tanti sussurri su una possibile fusione con l'altra realtà calcistica cittadina, il Città di Verbania, forse già dalla prossima estate.

Tutto questo fa però parte di un gioco che Ferrero conosce bene e per il quale è sempre il tecnico a pagare per i mancati risultati di una squadra sprofondata, nelle ultime settimane, in piena zona play-out. Quello che ha dato fastidio è stato tutto il contorno che ha accompagnato una decisione che si era ormai fatta strada nella mente dell'allenatore, una serie di giudizi e prese di posizione apparse sui social che hanno distorto la realtà tanto da indurre Ferrero a voler far sentire anche la propria versione dei fatti, per ristabilire un minimo di consequenzialità a tutto quello che è successo nel "dicembre horribilis" vissuto a Verbania.

- Mister, la tua avventura a Verbania è finita lasciandoti un po' di amaro in bocca; non tanto per quanto successo sul campo quanto per i giudizi espressi nell'ambiente che hanno finito per essere deleteri anche per la squadra. Quali sono le cose che maggiormente ti hanno infastidito?

"E' necessario fare una premessa: purtroppo le cose sono andate in un certo modo, i risultati non sono venuti e quindi ci sta che l'allenatore paghi perché è il maggior responsabile e io mi sento il maggior responsabile di questa situazione. La maggior parte delle persone che ho trovato a Verbania a cominciare dal direttore Polli, dal presidente e dal vice presidente sono persone serie ma, come in tutte le cose e come capita anche nella vita, ci sono altri che magari davanti ti fanno la bella faccia per poi colpirti alle spalle. Credo che sia giusto sottolineare e chiarire alcune cose che ho letto sui giornali e sui social perché altrimenti andare via così lascerebbe davvero l'amaro in bocca: la prima cosa è sicuramente quella relativa alla costruzione della squadra. E' assolutamente vero che circa l'ottanta per cento del Verbania di quest'anno è stata fatta dal sottoscritto mentre la rimanente percentuale è costituita da giocatori che c'erano già e che sono stati confermati; è altrettanto vero però che sono stati scelti questi giocatori dal sottoscritto anche per mancanza di proposte alternative da chi era preposto a fare la squadra. Questo è un concetto che assolutamente va chiarito perché altrimenti passa un messaggio non dico non corretto ma sicuramente non completo: l'unica proposta alternativa che mi è stata fatta, ed è giusto citarla visto che da altri è venuto fuori questo nome, è stata quella di Kambo, giocatore che è stato provato e non è stato preso; noi però all'inizio di agosto eravamo alla ricerca di un difensore centrale e sappiamo tutti che Kambo può giocare in ogni ruolo ma non è certo adatto per giocare al centro della difesa. L'avremmo tenuto ugualmente ma mi era stato proposto di lasciare a casa, il 13 di agosto, un giocatore come Lazzarini e quindi ho scartato questa possibilità a priori perché ritenevo Lazzarini un giocatore troppo importante all'interno del gruppo per essere tagliato dopo dieci giorni di preparazione".

- Non è però l'unico punto su cui hai qualcosa da dire: anche le modalità di accettazione delle tue stesse dimissioni ti hanno fatto capire che è successo qualcosa di strano nella tua ultima settimana a Verbania.

"Le mie dimissioni sono state accettate con una settimana di ritardo perché io le avevo già presentate dopo la gara con il Pavarolo, quando sui social il presidente onorario aveva scritto delle cose che imponevano come atto dovuto questo passo da parte mia. Il consiglio il martedì sera ha rigettato all'unanimità le mie dimissioni pensando che fosse giusto darmi ancora la possibilità di allenare anche per non sentirsi delegittimati rispetto ad una figura comunque esterna al gruppo dirigenziale. Detto questo la settimana dopo la squadra, pur facendo una discreta partita con il Lucento, ha perso ancora facendo precipitare giustamente la situazione ma anche questa aspetto era giusto chiarirlo".

- Ci sono state probabilmente delle problematiche di fondo nella costruzione di quest'annata del Verbania, già sviscerate in fase di presentazione in estate: una piazza importante com'è sempre stata Verbania nutriva delle aspettative sul campionato che forse non erano supportate da una rosa non all'altezza delle squadre più forti. Può essere stato questo uno dei motivi che hanno indotto la stagione a percorrere i binari sbagliati?

"Sicuramente c'è della verità in questo, non avevamo una rosa così completa come qualcuno magari pensava che potessimo avere. Ci mancava qualcosa che in corso d'opera abbiamo poi anche trovato, io stesso probabilmente non sono riuscito a dare una fisionomia importante e una continuità di risultati a questa squadra visto che abbiamo fatto delle ottime partite alternate a qualche brutta prestazione quindi i risultati non sono stato soddisfacenti. Abbiamo avuto difficoltà all'inizio nel trovare il giusto assetto, avevamo ad esempio tre attaccanti fortissimi per la categoria ma non perfettamente compatibili tra di loro dal punto di vista tattico togliendoci equilibrio in tutto il resto della squadra; ci mancava poi un altro difensore centrale di ruolo oltre ai due che avevamo in rosa che ci ha condizionato in alcune gare, come ad esempio a Baveno o con l'Aygreville quando uno dei due titolari mancava e abbiamo dovuto stravolgere l'assetto per trovare delle soluzioni alternative che ci costringevano in più ruoli ad inserire giocatori fuori posizione. Le aspettative della piazza poi cercavano di alzare sempre di più l'asticella e i giocatori si sono sentiti sotto pressione non riuscendo a fare le cose che normalmente sarebbero stati in grado di fare".

- In tutto questo il Verbania ha avuto un buon inizio di campionato, che faceva supporre un cammino diverso da parte di questa squadra che dopo i primi cinque turni era a ridosso delle primissime posizioni: c'è stato un momento in cui hai avvertito un cambiamento di umore che ha influito prima sulla classifica della squadra e consequenzialmente anche sui rapporti con parte dell'ambiente societario?

"Non è corretto dire che i rapporti con la società si siano in qualche modo incrinati, sono sempre stato trattato molto bene dai dirigenti in generale e da questo punto di vista c'è sempre stato il massimo rispetto. E' vero che siamo partiti bene, frutto anche di alcuni episodi che ci sono girati nel modo giusto come ad esempio contro l'Arona quando dopo un ottimo primo tempo non siamo stati bravi a chiudere la gara tenendo i nostri avversari in partita per poi soffrire nella ripresa; in alcuni momenti ci è mancato qualche giocatore di spessore che ci desse una mano dal punto di vista mentale nei momenti di difficoltà ma questo ci può anche stare. Non posso dire che ci sia stato un momento particolare in cui ho avvertito la sensazione che non ce la potessimo fare, per assurdo anche quando abbiamo perso 4-1 con il Settimo la partita l'abbiamo fatta noi subendo i gol solo nel finale; forse solamente nel secondo tempo con il Baveno siamo stati massacrati dal punto di vista tecnico ma ci può anche stare. E' stata più una serie di situazioni che capitano nelle annate storte, quando se una cosa può andare male va sempre contro, che hanno minato il nostro cammino: mi auguro che da qui in avanti, per il Verbania in primis, che giri questo vento e torni a spirare a favore. Probabilmente non eravamo però una squadra così forte da poter ambire alle primissime posizioni".

- Visto da fuori, cosa manca a questo Verbania per essere al pari di squadre come Trino, Baveno e Stresa, che sono lì davanti a giocarsi questo campionato?

"Sicuramente, come dicevo prima, manca un altro difensore di spessore da aggiungere a quelli che già sono in rosa, un Canino della situazione tanto per intenderci oppure un Menaglio, un calciatore che abbiamo qualcosa in più della media della categoria, qualcuno che sappia anche essere leader per prendere in mano la linea difensiva. A Verbania ci sono ottimi difensori presi singolarmente a cui però manca l'esperienza per farsi totalmente carico di guidare una difesa in Eccellenza; adesso è stato preso Adamo e quindi c'è già un salto di qualità rispetto alla squadra che guidavo io, dove mancava un pizzico di personalità. Poi manca un esterno d'attacco per come vedo io il calcio, quello che secondo me non poteva essere Spadafora che non può giocare da esterno, e un altro centrocampista. C'è stato in generale un po' di incongruenza tattica, che ci ha portato a continuare a cercare delle soluzioni che potessero far sì di far scendere tutti in campo senza tuttavia trovarle".

- Ti voglio portare via un attimo da Verbania per farti dare un'occhiata più generale su quello che è il girone A di Eccellenza di quest'anno: secondo te qual è la squadra più attrezzata per vincere?

"L'analisi va fatta a 360° e non solo dal punto di vista tecnico perché se parliamo solo dal punto di vista tecnico ci sono due o tre squadre che sono un gradino sopra alle altre, il Baveno, La Biellese e il Trino i cui giocatori presi singolarmente hanno qualcosa di più. Però credo che non sempre la squadra considerata più tecnica vince il campionato e lo dimostra la mia esperienza dell'anno scorso ad Arona, quando non credo avessimo la rosa più forte della categoria ma, rispetto a tutte le altre, avevamo maggiore fame di vincere: ecco, quest'anno lo Stresa mi ricorda molto il mio Arona della scorsa stagione, e credo che se non avrà grossi problemi a livello di organico e di squalifiche o infortuni nel momento deciso si potrà giocare fino in fondo questo campionato. Il livellamento del campionato permetterà a chi avrà più birra in corpo nel mese di marzo di puntare veramente forte sulla vittoria finale".

- Vieni da due stagioni in cui sei rimasto abbastanza scottato dalle esperienze avute sia ad Arona, dove si è consumato un divorzio inatteso dopo la vittoria del campionato di Promozione, sia quest'anno a Verbania dove la stagione era cominciata sotto altri auspici: che tipo di progetto di piacerebbe trovare l'anno prossimo per ripartire in maniera diversa?

"Mi fa sempre sorridere sentir parlare di progetto nel calcio, i progetti li fanno gli architetti ed è sempre più difficile trovarli nel calcio dilettantistico: se ne sente parlare sempre a maggio e a giugno poi si arriva ad agosto e vogliono già cambiarti qualche giocatore per non parlare di settembre quando, se sbagli qualche partita, il progetto viene già messo in discussione... Di sicuro la passione per questo mestiere è tanta e la voglia di fare di conseguenza è molto alta, speriamo di trovare qualche squadra che possa prendere in considerazione Ferrero come allenatore. Voglio però ritornare sul capitolo Arona per dire che mi sono trovato benissimo, anche a dispetto di alcune situazioni sulla nuova stagione sulle quali non mi sono trovato con la società e che hanno portato a questa decisione: ho lasciato però un gruppo di ragazzi con il quale mi sento ancora adesso, nonostante non fossi stato in quella piazza per tutta la stagione si è creato un'alchimia veramente forte con loro ma anche con la società, spezzata solamente da alcune idee discordanti che ci hanno allontanato. Sono stato anche contento di aver scelto poi Verbania, l'unico rammarico è quello di essere diventato il capro espiatorio di tutta una situazione complicata e ancora di più che la stessa sorte sia toccata a Lazzarini: se si pensa che un quarto d'ora dopo essere stato lasciato a casa il giocatore aveva già tre richieste da squadre di Eccellenza, di cui una anche di fascia altissima tre le prime della classifica, fa capire che forse i problemi non erano lì. Poi, e questo voglio sottolinearlo, non mi è piaciuto il "teatrino" messo in scena sui social da persone vicine o che in alcuni casi addirittura centrano con la società: se non andava bene l'allenatore poteva essere cambiato senza fare messe in scena, questo sinceramente mi ha dato molto fastidio. Per il resto auguro al Verbania di ritrovarsi e di tirarsi su perché sia la società che la città lo meritano".

Carmine Calabrese