Hado è il Bomber del Mese: "Faccio gol a Baveno per scordare Domo"

Hado, premiato a La mia Hosteria
Hado, premiato a La mia Hosteria
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E' quasi incredibile che uno dei cannonieri più forti della nostra provincia, come si è sicuramente dimostrato Klejdi Hado in questi anni, abbia dovuto aspettare la terza edizione del "Bomber del Mese" per ottenere il suo primo riconoscimento mensile nella classifica dei migliori cacciatori di reti. Una serie di sfortunate e casuali circostanze hanno però sempre impedito allo stoccatore ossolano, malgrado una lunga serie di podi, di primeggiare in prima persona ma la corsa dell'ottobre 2017 l'ha finalmente incoronato migliore tra i migliori. Ecco tutta la sua soddisfazione.

- Ottenere un riconoscimento individuale per i gol segnati è sicuramente un traguardo importante per un attaccante, che vale quanto una vittoria. Hai sempre segnato tanto in questi anni ma dal tuo ritorno a Baveno sembri ancora più decisivo: è un'impressione che hai anche tu?

"A livello personale avevo bisogno di rifarmi dopo la delusione patita nella scorsa stagione con la maglia della Juve Domo; la soluzione migliore è sempre rifarsi sul campo e infatti quest'anno mi sto impegnando più di quanto fatto nelle scorse stagioni, a partire dalla preparazione. I risultati stanno sicuramente venendo anche perché mi sto allenando bene e spero proprio di continuare così".

- Sono diverse stagioni che Hado va sempre in doppia cifra, dimostrandosi uno degli attaccanti più prolifici delle nostre province: quali sono le doti da goleador che ti riconosci maggiormente?

"Io penso che la principale sia l'intelligenza, anche perché senza avere un fisico da granatiere quando si tratta di difendere il pallone diventa difficile portarmelo via. Credo di essere un attaccante che vede la giocata, che un secondo prima di ricevere il pallone sa già che tipo di movimento o di tocco è quello giusto da fare, se preparare un cross per il compagno o cercare la battuta in porta: questo credo che sia fondamentale perché ti dà un notevole vantaggio su chi è chiamato a marcarti, che deve interpretare quello che l'attaccante ha in mente per cercare di contrastarlo efficacemente".

- Hai diviso quella che è stata fin qui la tua carriera solamente tra due maglie, quella tua attuale del Città di Baveno e quella del Valdossola che è stata anche Juventus Domo: come mai hai scelto di non allontanarti troppo da casa nonostante il tuo nome abbia fatto sempre fiorire notevole interesse? E come ti vedi nel futuro prossimo?

"La motivazione è presto detta, perché per questioni lavorative più di tanto non mi posso spostare: quando va bene finsco alle sei di sera per cui la distanza massima a cui potrei arrivare è proprio quella di Baveno o leggermente più in giù; in più sono essenzialmente un pigro per cui già il viaggio fino a Baveno a volte lo reputo troppo distante, non potrei proprio fare di più. Mi piacerebbe invece provare in una piazza importante come Omegna, già in passato mi sarebbe piaciuto indossare quella maglia: magari succederà in futuro, mai dire mai".

- Hai sempre giocato in Eccellenza e Promozione senza mai sconfinare in Serie D, che molti reputano alla tua portata: ti piacerebbe provare in esperienza nella massima serie dei Dilettanti?

"Onestamente mi sarebbe piaciuto provare la Serie D, anche per assaggiarla e per dimostrare di poterci stare. Credo però che, soprattutto in questo momento con il lavoro, sia troppo impegnativa: non riuscirei ad allenarmi tutti giorni al pomeriggio come la categoria richiede, anche fisicamente dovrei mollare tutti gli altri impegni e sinceramente a 31 anni non credo che sarebbe una scelta vincente. Provare mi piacerebbe ma credo che ormai siamo fuori tempo massimo".

- Veniamo alle note dolenti della scorsa stagione. Tu, ossolano doc, sei stato punto di riferimento nelle stagioni passate a Domodossola: l'ultima si è chiusa nel modo peggiore, con un campionato già vinto che è sfumato al fotofinish. A distanza di qualche mese, sei riuscito a darti una spiegazione?

"E' difficile dare una spiegazione quando perdi un campionato con una squadra stellare e 15 punti di vantaggio sulle avversarie. Se però vai ad analizzare la stagione vedi che nel girone di andata eravamo nettamente superiori alle altre, letteralmente devastanti, due spanne sopra a tutti; ammazzavamo il gioco in ogni gara ed era veramente difficile starci dietro. Nel girone di ritorno invece questa superiorità esagerata non c'era più, sono subentrati altri elementi e noi siamo andati nel declino più totale. Per me, che ero tra i pochi domesi all'interno di quella squadra, è stato ancora peggio che per gli altri perché le voci intorno a questo risultato me le sono sentite tutte io: credo che sia stato un problema principalmente legato alla testa, la partita dell'ultima giornata con il Cerano è stata emblematica. Se devo dirti la verità, io ho rivisto la partita e i gol che abbiamo subito e onestamente se fossi stato estraneo alla squadra probabilmente avrei pensato anch'io le stesse cose che si dicevano in giro, perché non è possibile. Però quella partita l'ho vissuta in campo e ti posso assicurare che nessuno ha fatto niente di strano, posso metterci la mano sul fuoco, perché questo campionato volevano vincerlo tutti. Perderlo così ti lascia un marchio addosso che è difficile poi da cancellare".

- Da capitano di quella squadra, hai scelto di ripartire altrove per rifarti: cosa ti ha indotto a virare così decisamente? La troppa delusione oppure c'è stato altro?

"Domodossola non è sicuramente una piazza facile dove fare calcio e io personalmente, per rendere al meglio, ho bisogno di tranquillità. Chi mi conosce bene sa che quando ho addosso pressione non riesco a fare le cose che invece mi stanno riuscendo a Baveno. Sapevo che tornando in biancoblù avrei ritrovato questa dimensione, perché conosco Baveno e so che è l'ambiente per me ideale per esprimersi al meglio".

- Da domese "emigrato" a Baveno, ti chiedo una valutazione sulla tua ex squadra: come l'ha vista in questa stagione?

"Ti dico la verità, a me la Juventus Domo di quest'anno sta piacendo molto. Se la squadra rimarrà questa e manterranno lo spirito che hanno in questo momento, si salveranno molto facilmente e poi chissà, intervenendo sul mercato, potrebbero anche fare meglio. Tutti davano la Juve Domo per spacciata ad inizio stagione ma per me hanno lavorato bene e sono tutto tranne che condannati, il campo parla sempre. Se troverà una quadratura societaria, con i lavori importanti che stanno facendo al "Curotti" che sono veramente una gran cosa, non possono fare altro che migliorare".

- Classe '86, sei sulla breccia da molte stagioni vivendo tanti spogliatoi diversi: qual è il compagno con cui sei riuscito a creare il maggiore feeling sul campo e fuori?

"Come partner d'attacco, i giocatori più forti con cui ho giocato sono Sogno, Elca e Poi. Sono tutti e tre dei gran bravi ragazzi e sceglierne uno è impossibile, ognuno ha le sue caratteristiche ed è forte proprio perché le sa sfruttare nel modo migliore. Se invece dobbiamo parlare a livello di rapporti personali, credo di aver creato forti legami con Menaglio e Shala, oltre ovviamente ai tre che ho già citato. Ovvio che, anche per motivi di distanza, con Elca ci frequentavamo un po' di più essendo entrambi ossolani mentre con gli altri era un po' più complicato".

- Quale ritieni che sia stata, finora, la tua stagione migliore, quella da incorniciare?

"La mia stagione migliore è stata sicuramente quella in cui mi sono fatto male a gennaio, con il Baveno, quattro anni fa: ho fatto 21 gol in 19 partite, stavo bene fisicamente e mi sentivo al massimo della mia forma. Poi è arrivato l'infortunio, l'età passa e non sono più riuscito a recuperare quella straordinaria condizione che mi permetteva di rendere tutto più facile". 

- Il Baveno quest'anno ha avuto una partenza ad handicap, facendo male nelle primissime giornate, salvo poi trovare una crescita esponenziale che vi ha portato nelle posizioni che contano della classifica. Quale credi che sia la vera dimensione di questa squadra?

"Noi vogliamo vincere e credo che la possibilità ci sia perché le squadre che abbiamo incontrato fino ad ora non si sono dimostrate più forti di noi. E' vero, ci manca ancora il Trino, ma bene o male ci conosciamo tutti e sappiamo che il campionato è questo. Noi ci proveremo fino in fondo ma alla fine è il campo che parla e dopo aver perso il campionato dell'anno scorso non ci sono più sicurezze. Credo però che abbiamo tutte le carte in regola, perché la squadra è forte sia negli undici che scendono in campo sia in chi subentra e sta in panchina, che meriterebbe parimenti di giocare: abbiamo tanti giovani bravi, giocatori come Di Leva e Piraccini che magari giocano meno ma quando entrano danno sempre il loro contributo fondamentale. Questo Baveno è una bella squadra e, anche se siamo partiti male, la prestazione c'è sempre stata anche quando abbiamo perso: le gare contro Ro.Ce., Alicese e Stresa sono difficili da commentare, tre sconfitte che avrebbero potuto anche dare un risultato diverso".

- Chiudiamo con una domanda sul tuo futuro: cosa ha ancora voglia di fare e conquistare Klejdi Hado?

"Guarda, ho così tanta voglia di giocare che, se il fisico tiene, voglio andare avanti ancora almeno fino a 40 anni. Ovviamente non in questa categoria, magari qualche piano sotto, ma questa è la vita del calciatore: ti mantieni giovane e in forma, vivi all'interno di un gruppo, dai uno scopo alle domeniche che altrimenti sarebbero grigie. Nel dopo carriera invece ancora non lo so, sicuramente non mi vedo come allenatore; mi piacerebbe di più un ruolo manageriale, magari come direttore sportivo, lo sento più nelle mie corde".

Carmine Calabrese