Le amare considerazioni di Capotosti: "Mi viene voglia di smettere"

Mister Capotosti (foto SportVco.com)
Mister Capotosti (foto SportVco.com)
- 36321 letture

Esce con le ossa rotte dall'ultima gara di campionato il Cambiasca di mister Capotosti che oltre ad aver perso sul campo la gara con la Dinamo Omegna ha dovuto subire la squalifica del tecnico (quattro gare effettive, fino al 31 ottobre) oltre a quella di Canetto per il fallo di reazione alla base di quanto successo anche nel post partita: sei giornate al giocatore resosi colpevole di un fallo di reazione dopo essere stato a sua volta colpito in una azione che, secondo quanto scritto dal direttore di gara, era stato lo stesso Canetto a commettere fallo sul portiere.

Il tecnico del Cambiasca però non ci sta: "Sto per andare all'allenamento ma, ti dico la verità, ho anche avuto il pensiero che avrei potuto rassegnare le mie dimissioni alla società questa sera. Quello che è successo domenica è una burattinata di quelle incredibili che mi fa proprio scappare la voglia di essere in questo mondo; la mia squalifica, tanto per fare un esempio, non esiste: io mi sono limitato, a fine partita dopo aver aiutato l'arbitro per tutta la gara, parlando con il commissario di campo che conosco a chiedere di far vedere al direttore di gara le condizioni del mio giocatore, con il labbro e la lingua tagliata, per non aver la mano eccessivamente pesante in sede di referto. L'arbitro, con fare altezzoso, si è limitato a dire che lui avrebbe scritto solo quello che aveva visto e io, qui sbagliando, ho replicato con il commissario che la prossima volta che giocheremo con una squadra di Omegna fosse possibile avere un direttore di gara di Crusinallo, almeno saremmo entrati in campo conoscendo già il risultato; io per questo ho preso un mese di squalifica mentre il loro allenatore, che non possiamo neanche chiamare così perché non è patentato, ha schiaffeggiato un nostro giocatore ed è stato sanzionato con una squalifica minore. Mi viene da pensare che allora sarebbe stato meglio avessi fatto anch'io lo stesso, avrei preso lo stesso provvedimento adottato per altri".

Una querelle, questa nata tra Capotosti e Boldrini, che nasce da lontano, addirittura dall'estate: "Questa persona verso il Cambiasca è stata scorretta, cercando di portar via giocatori alla società per farli approdare nella sua squadra. Ad un certo punto sono dovuto intervenire con il presidente della Dinamo Omegna, Roberto Vianello che è anche un caro amico, per far smettere questo modo di fare che non mi sembrava giusto. Ora però è stato passato un limite, ho in mano tutte le carte e voglio che qualcuno mi spieghi bene come sia il regolamento: perché in Lombardia se non hai il patentino non siedi in panchina mentre nel Vco tutto è possibile? Perché una persona che siede in panchina, seconda la distinta, come allenatore senza averne il diritto viene poi equiparato in sede di referto ad un qualsiasi altro dirigente? Io sto pagando quello che è successo sette anni fa, quando un arbitro scrivendo una cosa non vera mi ha fatto prendere quattro mesi di squalifica e io, facendo ricorso alla Commissione di Torino, sono riuscito a farmi cancellare la squalifica. Ora mi hanno dato 26 giorni per non permettermi di fare ricorso, perché avrei fatto lo stesso. Io sono il primo a dire che, quando sbaglio, è giusto che paghi e anche per i miei giocatori è lo stesso: Canetto è giusto che sia stato squalificato perché le reazioni non sono tollerabili ma passare per criminali questo no, non mi sembra giusto".

Anche sulla partita Capotosti si esprime senza mezze misure: "La mia è una squadra di "coniglietti", sono tutti ragazzi giovani e senza esperienza che si sono lasciati intimidire. Hanno preso tante botte ma chi legge il comunicato però pensa ad una guerra fatta dal Cambiasca contro un avversario che stava vincendo ma questo non risponde alla realtà: lascio alle persone intelligenti il giudizio finale su questa partita. Noi siamo una società di brave persone, di poverelli che mettono quattro soldi per permettere ai nostri ragazzi di scendere in campo e per mantenere in piedi la squadra. Al nostro presidente non interessa se arriviamo ultimi o primi, quello che conta è che tutto sia pulito e lindo. Questo modo di pensare è da ammirare però purtroppo domenica ci siamo resi conto che il calcio forse non è così. C'è chi scende in campo con una mentalità diversa dalla nostra che vogliamo giocare a calcio e non a calci: le mi squadre sempre questo hanno fatto e sempre questo continueranno a fare. A calci lasciamo giocare gli altri".

Carmine Calabrese